Isola Tiberina: storia e curiosità

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Turismo

Esistono luoghi in cui la storia, il mito e la leggenda appaiono sospesi in un limbo dai confini incerti. Sono luoghi senza tempo e senza spazio in cui la cultura millenaria abbraccia un presente vivace e sono territori che possono essere tranquillamente considerati come dei musei a cielo aperto grazie alle splendide vestigia architettoniche che ancora oggi conservano.

Roma è, senza dubbio, uno di questi centri privilegiati; la Capitale conserva un fascino unico e propone suggestioni del tutto particolari a chi ha la ventura di andare alla sua scoperta.
La Città Eterna è un connubio speciale tra storia, cultura, tradizione, testimonianze uniche ed un patrimonio artistico di pregio assoluto.
Nell’ampio panorama di emozioni che Roma regala ai suoi turisti, è impossibile trovare un accordo sui luoghi più belli, ma se desiderate conoscere un po’ meglio la Capitale e la romanità che la contraddistingue, non potete dimenticare una breve visita all’Isola Tiberina vero e proprio cuore pulsante della città.

* L’Isola Tiberina

Situata al centro del fiume Tevere laddove il livello dell’acqua si abbassa e la corrente rallenta, l’Isola Tiberina deve la sua formazione ai depositi fluviali e alle rocce di origine vulcanica che, nel corso dei millenni, si sono depositate e stratificate.
La sua storia è antichissima; sede di altrettanto antiche abitazioni romane che individuarono nell’isola un luogo facilmente difendibile, l’Isola Tiberina lega la sua origine ad alcune leggende che la rendono ancora oggi affascinante ed unica.

* La storia dell’Isola Tiberina

Narra la leggenda che l’Isola si formò subito dopo la cacciata dell’ultimo Re di Roma (Tarquinio il Superbo) avvenuta intorno al 510 a.C.
La tradizione racconta che il popolo romano, non più disposto a sopportare le angherie di Tarquinio il Superbo, decise di mettere al bando il re dalla sua città e prese a lanciare nel Tevere dei covoni di grani che, mietuti a Campo Marzio e di proprietà del sovrano, si accumularono nel fiume dando origine all’Isola Tiberina.

Naturalmente non vi è alcuna documentazione che possa conferire a tale leggenda una valenza storica accertata, ma è altrettanto plausibile ritenere che vi sia un certo fondamento storico a monte del racconto.
Appare possibile, infatti, che la leggenda tragga origine da un antico rito propiziatorio che i Romani erano avvezzi compiere. In età antica, infatti, il popolo era solito sacrificare le prime messi raccolte lanciandole nel Tevere per ingraziarsi la divinità fluviale ed appare possibile che abbia potuto compiere lo stesso rito liberatorio in occasione della cacciata del tirannico re Tarquinio il Superbo.

* La forma dell’Isola Tiberina

L’Isola Tiberina, lunga 300 metri e larga non più di 90, ha una forma inconfondibile. Osservandola bene, infatti, è impossibile non notare la sua somiglianza con un’imbarcazione.

Una forma tanto bizzarra non poteva non dar luogo ad alcune leggende popolari. Secondo la prima, non troppo accreditata e diffusa, l’Isola sarebbe nata appoggiandosi ad un relitto affondato di cui ne avrebbe assunto le sembianze mentre una seconda leggenda narra che la forma sarebbe conseguenza di uno speciale viaggio in nave che ebbe inizio nel lontano 291 a.C.

Pare, infatti, che Roma in tale epoca storica fosse stata aggredita da una terribile epidemia di peste che minacciava di propagarsi a tutta la città e non solo. I Romani, per sfuggire al morbo, decisero di inviare una nave alla volta di Epidauro che chiedere consiglio e aiuto al potentissimo Dio della medicina, Esculapio.
Durante i riti propiziatori celebrati nel tempio di Epidauro, i Romani si accorsero che un serpente, fuggito dall’edificio religioso, si era rifugiato nella nave stessa.
Con la convinzione che l’animale fosse il Dio Esculapio, i Romani si affrettarono a intraprendere la via del ritorno e, quando si trovarono nei pressi dell’Isola Tiberina, si accorsero che l’animale aveva abbandonato la nave per raggiungere a nuoto la terraferma.
L’evento fu colto come un segnale; il punto di approdo del serpente fu ritenuto il luogo giusto in cui erigere un tempio in onore del Dio Esculapio e l’isola fu sistemata come un’imbarcazione.

Fu rivestita ai lati da travertino a simulare la prua e la poppa di una nave su cui vennero incise delle immagini della divinità e al centro dell’isola fu posto un obelisco (purtroppo perduto) a simboleggiare l’albero maestro della nave.

* L’Isola Tiberina oggi

l’Isola è collegata alla città da due splendidi ponti storici; sulla lato occidentale il Ponte Cestio collega l’isola a Trastevere mentre sul lato opposto si trova il Ponte Fabricio che eretto nel 62 a.C è il secondo ponte più antico della Capitale dopo Ponte Milvio.

Alcune iscrizioni di grande valore storico adornano il Ponte Cestio (più volte ristrutturato) mentre quattro teste di epoca romana abbelliscono la spalletta di Ponte Fabricio noto anche con il nome di Ponte Quattro Capi. L’origine delle teste è molto antica e la leggenda vuole che siano i capi mozzati dei quattro architetti incaricati da Papa Sisto V per il restauro del ponte stesso che, in perenne discordia, furono decapitati.

Del vecchio tempio di Esculapio non rimane che la memoria; sulle sue tracce è sorta la Chiesa di san Bartolomeo con a lato un ex monastero francescano oggi sede dell’ospedale Israelitico.

Per tutti coloro che si recheranno a ritroso nella storia e vorranno visitare l’Isola Tiberina, consigliamo una sosta in qualche locale tipico per gustare le specialità romane; sull’Isola si trova uno dei più conosciuti che fu della celebre Sora Lella (Elena Fabrizi) vero orgoglio e simbolo di romanità.